28 Novembre: gli Universitari e la Rete degli Studenti Medi in piazza assieme ai lavoratori della CGIL

Novembre 28, 2009

 

Studenti medi in mobilitazione per la giornata di lotta per il mezzogiorno!
Noi studentesse e studenti del mezzogiorno, crediamo fortemente nello sviluppo sostenibile della nostra terra , ma sappiamo che per produrre sviluppo ci vogliono finanziamenti, politiche mirate e concrete e non la logica dei tagli indiscriminati attuata dal nostro governo . Riteniamo che istruzione e formazione di qualità e per tutti siano il punto di partenza per lo sviluppo futuro e quindi la priorità di qualsiasi strategia per l’uscita dalla crisi.
Vogliamo diritti per non dover continuare a vedere un domani fatto di precarietà e di povertà, dove l’unica alternativa a un sistema basato sul familismo, sulla corruzione e sulle raccomandazioni, continua a essere la migrazione verso il nord del Paese. Chiediamo:
Diritto allo studio per il progresso. Crediamo che il diritto allo studio sia prima di tutto un’opportunità di promozione e mobilità sociale per i più deboli che hanno diritto a sognare un futuro migliore, e quindi mezzo per il progresso sociale, economico e culturale, collettivo di un territorio. Il governo decide invece di tagliare, decretando la morte di un sistema di pubblica istruzione mentre molte regioni del Sud, dilapidano i fondi nello scandalo e buono scuola. Non possiamo accettare che tagliando sulla qualità della nostra formazione, ci venga negato il diritto al futuro, il diritto al progresso e allo sviluppo. Rivendichiamo una legge quadro nazionale sul diritto allo studio con finanziamenti straordinari verso il sistema della pubblica istruzione, e verso gli studenti nelle fasce economiche più basse.
Diritto alla sicurezza. Le nostre scuole sono edifici fatiscenti e insicuri dove ogni giorno rischiamo la vita per la carenza di sicurezza e per l’inadeguatezza delle strutture. Chiediamo degli investimenti mirati all’adeguamento delle strutture che non rispettano la normativa sulla sicurezza, la messa insicurezza delle strutture inadeguate e pericolanti e l’attuazione di controlli che accertino concretamente l’adeguatezza delle strutture. Diritto a vivere nella legalità. Chiediamo che vengano affrontate la problematiche giovanili dilaganti del lavoro nero e dello sfruttamento per la manovalanza mafiosa e che vengano presi reali provvedimenti nelle aree con maggiore dispersione scolastica .
Diritto al lavoro. La maggior parte dei giovani lavoratori è assunta con contratti atipici e salari molto bassi, la precarietà del lavoro non permette di pensare con serenità al futuro. A causa della crisi sono tanti i giovani che hanno perso la loro occupazione e il rapporto di lavoro atipico e a tempo determinato non permette nessuna tutela del reddito e nessun ammortizzatore Chiediamo un piano di finanziamento per gli istituti tecnici e professionali e un sistema chiaro di rapporti tra scuola e mondo del lavoro. Chiediamo inoltre una legge che contrasti realmente l’abbandono scolastico, e l’attuazione di una rete di controlli contro lo sfruttamento minorile.
IL 28 NOVEMBRE GLI STUDENTI DEL SUD SCENDONO IN PIAZZA CON I LAVORATORI DELLA CGIL

Studenti medi in mobilitazione per la giornata di lotta per il mezzogiorno!Noi studentesse e studenti del mezzogiorno, crediamo fortemente nello sviluppo sostenibile della nostra terra , ma sappiamo che per produrre sviluppo ci vogliono finanziamenti, politiche mirate e concrete e non la logica dei tagli indiscriminati attuata dal nostro governo . Riteniamo che istruzione e formazione di qualità e per tutti siano il punto di partenza per lo sviluppo futuro e quindi la priorità di qualsiasi strategia per l’uscita dalla crisi.Vogliamo diritti per non dover continuare a vedere un domani fatto di precarietà e di povertà, dove l’unica alternativa a un sistema basato sul familismo, sulla corruzione e sulle raccomandazioni, continua a essere la migrazione verso il nord del Paese. Chiediamo:Diritto allo studio per il progresso. Crediamo che il diritto allo studio sia prima di tutto un’opportunità di promozione e mobilità sociale per i più deboli che hanno diritto a sognare un futuro migliore, e quindi mezzo per il progresso sociale, economico e culturale, collettivo di un territorio. Il governo decide invece di tagliare, decretando la morte di un sistema di pubblica istruzione mentre molte regioni del Sud, dilapidano i fondi nello scandalo e buono scuola. Non possiamo accettare che tagliando sulla qualità della nostra formazione, ci venga negato il diritto al futuro, il diritto al progresso e allo sviluppo. Rivendichiamo una legge quadro nazionale sul diritto allo studio con finanziamenti straordinari verso il sistema della pubblica istruzione, e verso gli studenti nelle fasce economiche più basse.Diritto alla sicurezza. Le nostre scuole sono edifici fatiscenti e insicuri dove ogni giorno rischiamo la vita per la carenza di sicurezza e per l’inadeguatezza delle strutture. Chiediamo degli investimenti mirati all’adeguamento delle strutture che non rispettano la normativa sulla sicurezza, la messa insicurezza delle strutture inadeguate e pericolanti e l’attuazione di controlli che accertino concretamente l’adeguatezza delle strutture. Diritto a vivere nella legalità. Chiediamo che vengano affrontate la problematiche giovanili dilaganti del lavoro nero e dello sfruttamento per la manovalanza mafiosa e che vengano presi reali provvedimenti nelle aree con maggiore dispersione scolastica .Diritto al lavoro. La maggior parte dei giovani lavoratori è assunta con contratti atipici e salari molto bassi, la precarietà del lavoro non permette di pensare con serenità al futuro. A causa della crisi sono tanti i giovani che hanno perso la loro occupazione e il rapporto di lavoro atipico e a tempo determinato non permette nessuna tutela del reddito e nessun ammortizzatore Chiediamo un piano di finanziamento per gli istituti tecnici e professionali e un sistema chiaro di rapporti tra scuola e mondo del lavoro. Chiediamo inoltre una legge che contrasti realmente l’abbandono scolastico, e l’attuazione di una rete di controlli contro lo sfruttamento minorile.IL 28 NOVEMBRE GLI STUDENTI DEL SUD SCENDONO IN PIAZZA CON I LAVORATORI DELLA CGIL

 


Nuova Legge per il Diritto allo Studio in Puglia

Novembre 25, 2009

PASSATA con 30 voti favorevoli e 17 contrari la legge che regola l’esercizio del diritto all’istruzione e alla formazione. Il testo giunto in Aula è il risultato di due proposte di legge, la prima a firma di De Santis, Ventricelli, Lonigro e Costantino, l’altra del consigliere Stefàno, inerenti sempre il tema dell’istruzione.

Rispetto al testo originario, l’Aula ha approvato all’unanimità un pacchetto di 5 emendamenti “bipartisan” che hanno posto l’accento sul ruolo delle scuole paritarie private. Fondamentale il passaggio in cui si chiede ai Comuni di coinvolgere questi istituti nella predisposizione del programma di interventi. Nodo centrale della votazione, la soppressione di un articolo il quale presupponeva il transito del personale attualmente in servizio presso i Gruppi di lavoro provinciali del diritto allo studio e i CRSEC nei Luoghi del diritto allo studio e negli Sportelli territoriali, entrambi soppressi. “In questo modo – ha spiegato il consigliere regionale Paolo Costantino – abbiamo voluto limitare al massimo la mobilità. Quelle unità potranno essere impiegate dai Comuni, sempre in carenza di personale, che potranno disporre di questa forza-lavoro senza spendere un euro in più, dato che questi lavoratori continueranno ad essere pagati dalla Regione”. Per la maggioranza del Consiglio regionale si trattava di una “legge moderna che tutela i diritti degli studenti pugliesi e aggiorna una normativa ormai vecchia e obsoleta di ben 29 anni fa”. Per l’opposizione la legge è invece “incostituzionale e di difficile applicazione, dal momento che non sono state individuate le risorse finanziarie. Ma i problemi per la minoranza non finiscono qui”. La discussione in Aula è stata lunga e articolata. Molti i punti toccati. Tra questi, la necessità di integrazione tra scuola pubblica e privata (con il riconoscimento di quest’ultima nel sistema di istruzione non solo nazionale ma anche regionale), l’utilizzo del personale dei vecchi Crsec, le priorità da individuare tra le diverse tipologie degli interventi previsti dalla pdl (art.5), la norma finanziaria, e cioè le risorse da trovare nelle pieghe del bilancio finanziario del 2010 perché non individuate. Il testo all’esame dell’Aula è la sintesi di due proposte di legge (De Santis, Ventricelli Lonigro e Costantino “norme regionali per l’esercizio del diritto all’istruzione e alla formazione”) e Stefàno (“Istituzione dell’Unità regionale di psicologia scolastica”). Il testo unificato della proposta di legge “norme regionali per l’esercizio del diritto all’istruzione e alla formazione” e della proposta di legge Stèfano per “l’istituzione dell’unità regionale di psicologia scolastica” rivede dopo trent’anni la disciplina del diritto allo studio regionale.Una riforma necessaria per adeguare gli interventi alla normativa nazionale, istanza avanzata anche formalmente nel corso delle audizioni da parte dei soggetti interessati. Finalità è rimuovere gli ostacoli all’esercizio del diritto allo studio da parte di tutti, attraverso la previsione di una serie di interventi.

Tra gli obiettivi concreti la lotta alla dispersione scolastica, la facilitazione dell’accesso da parte degli immigrati e dei rom, il sostegno all’autonomia scolastica nell’elaborazione di progetti mirati alla soluzione delle problematiche del territorio e alla crescita della cultura della legalità e del rispetto dei diritti umani.

Particolare attenzione anche alla formazione culturale degli studenti grazie alla stipula di accordi con cinema, teatri, centri sportivi e di volontariato. Previste facilitazioni e iniziative per la promozione di tematiche sociali e culturali: dalla fornitura gratuita o semigratuita dei libri di testo all’istituzione di fondi per sussidi scolastici e attrezzature didattiche per disabili; dalle agevolazioni per i servizi di mensa e di trasporto alle misure di sostegno per favorire l’inserimento scolastico degli immigrati.Il testo introduce inoltre una nuova struttura, l’Unità di formazione del personale e di pedagogia scolastica che intende sviluppare la professionalità di quanti operano nel sistema scolastico.


17 novembre: il diritto allo studio è il diritto al futuro

Novembre 15, 2009

APPELLO PER LA DIFESA DEL DIRITTO ALLO STUDIO AD ASSOCIAZIONI, COLLETTIVI, RAPPRESENTANTI DEGLI STUDENTI

Siamo studenti e studentesse che l’anno scorso hanno inondato le piazze delle lezioni autogestite e le classi delle scuole occupate.

Siamo studenti e studentesse che non si arrendono: ci mobilitiamo per ancora per una scuola pubblica migliore di quella attuale, in questa Italia che non ci piace e vogliamo cambiare.

Tutti i giorni viviamo in una scuola in cui l’importante è ottenere la sufficienza in tutte le materie, non sgarrare sul comportamento, stare in silenzio quando vorremmo urlare contro ciò che non ci piace. Ma la sufficienza in tutte le materie non basta per costruire la scuola di qualità di cui tanto si riempie la bocca il ministro Gelmini: non è mortificando chi non riesce ad andare avanti da solo che si consentirà di superare gli ostacoli della precarietà o della disoccupazione. Il nostro futuro è appeso a un filo: la crisi ha ingrossato il mare della disoccupazione in cui arrancano i nostri genitori, della precarietà da call center con cui i nostri fratelli si pagano le tasse universitarie, della criminalità organizzata cui ha ceduto il nostro compagno di classe che a giugno ha lasciato la scuola.

Diritto allo studio è diritto al futuro: per immaginare il nostro domani chiediamo un sapere garantito a tutti nella stessa forma, inclusivo e di qualità, che apra le porte del mondo del lavoro senza esserne servo, che  ci consegni gli strumenti per continuare a formarci e aggiornarci per tutta la vita.

Ogni giorno accendiamo la televisione e vediamo la Gelmini annunciare una nuova riforma, che descrive una scuola che si innova e che migliora. Ma la realtà vera è di fronte ai nostri occhi ogni giorno: scuole che cadono a pezzi, che soffrono per i tagli disposti dal governo, che ti escludono se sei nero, musulmano, disabile o figlio di disoccupato.

Il nostro governo continua a tagliare i fondi per la scuola, riduce le ore, elimina le sperimentazioni, chiude i laboratori e lascia a casa migliaia di insegnanti che servirebbero per le supplenze, le attività di recupero e le attività alternative.

Mentre noi sappiamo che per avere una scuola funzionante e di qualità servono maggiori finanziamenti all’istruzione, all’università e alla ricerca e non la privatizzazione dell’università pubblica.

Dov’è il Paese dei Balocchi di cui parlano le riviste patinate e di cui discorrono i luccicanti salotti televisivi? Dov’è il Paese in cui le città terremotate risorgono e i conti pubblici fioriscono, gli anziani sono felici e senza rughe e c’è lavoro per tutti? Se quel Paese esiste, non è certo il nostro.

Noi  sentiamo il peso di un futuro che non c’è: usciti da scuola non sappiamo cosa ci aspetti, in questo maledetto mondo di precarietà, in cui chi studia e s’impegna viene superato da chi è  raccomandato dal potente di turno. Non ci arrendiamo ad un mondo in cui ai diritti si sostituiscono i privilegi, in cui prevale la legge del più forte, a cui bisogna “vendersi” (intellettualmente o fisicamente) per ottenere il posto da ricercatore sperato.

Pretendiamo che il diritto a studiare venga universalmente riconosciuto come condizione essenziale per essere cittadini consapevoli, informati e liberi. Diritto allo studio deve significare realmente diritto al domani, per non essere comparse ricattabili nell’immenso show di questa Italia in cui i posti di Ministro o di parlamentare si regalano al posto dei mazzi di rose e dei gioielli.

Diritto allo studio è diritto alla qualità, a una scuola che funzioni, con una didattica nuova che consenta il successo formativo a tutti.
Diritto allo studio è diritto ad avere tutti le stesse opportunità
, la scuola deve essere gratuita, non possiamo avere una scuola di cattiva qualità e pagare le lezioni private!
Diritto allo studio è interculturalità,
vogliamo una scuola laica e antirazzista.
Diritto allo studio è sicurezza, vogliamo scuole sicure, spazi per gli studenti, palestre e laboratori funzionanti.
Diritto allo studio è università pubblica, per tutti! No alla privatizzazione degli atenei!

Il 17 novembre è la giornata mondiale di mobilitazione studentesca per il diritto allo studio.

Costruiamo una rete ampia di tutte le realtà studentesche impegnate nelle scuole e sul territorio, delle liste dei rappresentanti attivi che hanno davvero voglia di cambiare, delle esperienze di giornalismo studentesco che cercano di raccontare la realtà delle scuole, non patinata né contraffatta.

Invitiamo tutti gli studenti a riprendersi il diritto al domani: riprendiamoci le scuole dimostrando che una scuola diversa si può fare, con lezioni alternative e autogestite, riprendiamoci le nostre città e le nostre piazze, per dimostrare che nonostante le televisioni non ci inquadrino, ci siamo!


La Scuola Laica che non c’è

Ottobre 31, 2009

Unione degli Studenti BrindisiE’ di qualche giorno fa la richiesta della “Congregazione per l’Insegnamento della Religione Cattolica” della Santa Sede di lasciare inalterata l’ora di religione come ora di insegnamento di religione cattolica. Qualcuno lo aveva messo in dubbio? Non ci sembra, visto che solo il 24 aprile scorso la Gelmini si era spinta a dichiarare che la religione cattolica è “al centro” di una buona educazione pubblica (leggi qui).
La Rete ha denunciato che la richiesta della Santa Sede avviene tempestivamente a poche settimane dal terremoto tra i rapporti tra Stato e Chiesa che hanno portato alle dimissioni del direttore di Avvenire Boffo. L’ora di religione è la partita di scambio? Non possiamo dirlo con certezza, ma vediamo di approfondire cosa è successo negli ultimi mesi.

Nel mese di agosto, durante il ponte ferragostano, il TAR del Lazio (cioè il tribunale che giudica la correttezza dei provvedimenti legislativi) giudica discriminatoria l’ordinanza di Fioroni che avvantaggiava la scelta dell’insegnamento della religione cattolica rispetto alle altre scelte opzionali. Come avevamo spiegato in un recente articolo, i problemi relativi all’ordinanza Fioroni erano due: da una parte l’attribuzione del credito scolastico in maniera facilitata per chi si avvale dell’IRC (chi sceglie l’ora alternativa deve consegnare moduli e certificazioni per dimostrare di aver appreso qualcosa) e dall’altra il ruolo dell’insegnante di religione,  che ha diritto ad esprimersi sull’attribuzione del credito scolastico complessivo e sull’ammissione all’anno successivo. Di solito il prof di religione è un aiuto in queste scelte, e ciò va a svantaggio di chi non fa l’IRC che non ha questo “aiuto esterno”.
La sentenza del TAR del 17 agosto scorso giudica discriminatoria la normativa, ma la Gelmini, così pigra e inattiva quando si tratta di edilizia scolastica e di diritto allo studio, prontamente ripristina la normativa fioroniana attraverso il nuovo regolamento sulla valutazione.
Non c’è cosa che velocizzi di più e pratiche ministeriali e il lavoro della ministra che un richiamo della Sante Sede o della CEI (che sono due cose diverse, la CEI, cioè i vescovi, si occupano dei fedeli, la Santa Sede del potere temporale della Chiesa e del Papa).

Ricordate la tragedia di Rivoli? LA Gelmini ci ha messo tre mesi (fino a febbraio) per partorire un piano per l’edilizia scolastica. Ma attenzione, non un piano di attuazione immediata: commissioni regionali e provinciali, gruppi di lavoro, brainstorming annunciati ai quattro venti: risultati invece ancora non se ne sono visti, e in 6 mesi non un euro è stato speso dal ministero per l’edilizia scolastica.

Ricordate invece il taglio di 130 milioni alle scuole paritarie previsto dalla legge133 (vedi qui)? È bastato un mal di pancia dal Vaticano per ripristinarli subito, non un euro di meno.
Quello che ci chiediamo e se è possibile definire laica la nostra scuola se il ministro dell’Istruzione è così attenta ai richiami delle gerarchie ecclesiastiche e così poco a quello dei bisogni primari della scuola pubblica!

L’insegnamento della religione Cattolica è frequentato dalla maggior parte degli studenti italiani. Questo, secondo l’interpretazione del Papa stesso, indicherebbe che tutti gli studenti italiani sono cattolici praticanti, e quindi che è necessario mantenere l’insegnamento così com’è (come se la laicità dello stato fosse condizionabili dalle percentuali dei singoli credi). In realtà dietro la scelta di tanti studenti non c’è l’adesione al credo religioso cattolico ma molto spesso pesano l’assenza di alternative e, come dimostra una recente indagine, dal fatto che nell’ora di religione molti prof fanno già attività molto diverse da quelle del catechismo tradizionale.
Ma attenzione  a non cadere in doppio inganno: il fatto che già molti docenti di religione facciano ore di dibattito o di approfondimento “etico” non toglie che questi stessi insegnanti non rispondono a un ruolo pubblico, in quanto sono assunti dallo Stato ma scelti dal Vescovo che, eventualmente, può ritirare loro l’abilitazione.
Facciamo un esempio dal recente passato: anche il prof di religione più aperto e amichevole durante la campagna referendaria sulla fecondazione assistita si è ben guardato da esprimere posizioni diverse da quelle della CEI (Conferenza episcopale italiana) perché il suo Vescovo di riferimento nel caso avrebbe potuto revocargli l’abilitazione all’insegnamento.
L’anomalia dell’ora di religione in Italia trova somiglianze solo in Paesi teocratici, eppure la Gelmini si è impegnata proprio in questi giorni a difendere a spada tratta questa istituzione medioevale. Questo dopo che nelle ultime settimane i rapporti tra Stato e Chiesa sono stati molto tesi:  il giornale più fedele al nostro Premier, cioè quello proprio suo, non quelli che lui controlla indirettamente, ha attaccato il direttore del giornale dei Vescovi, Avvenire, svelando presunte sue abitudini sessuali (chi di velina ferisce, di velina perisce!).L’attacco ha portato alle dimissioni del direttore di avvenire, Boffo, che aveva incassato anche la solidarietà del Papa.
Triturate dai riflessi degli scandali che riguardano il sistema di potere messo in piedi dal nostro presidente del Consiglio, le gerarchie ecclesiastiche si sono allarmate, ma hanno trovato subito una strada per ricucire i rapporti con il governo. E qui arriviamo alla richiesta della Santa Sede di mantenere una natura confessionale dell’ora di religione, cioè, in parole povere, di mantenere l’attuale sistema di reclutamento e gestione degli insegnanti di religione.
In periodo di tagli, non ci stupisce che la Santa Sede metta al riparo i suoi 20.000 insegnati di religione, non si sa mai. Così la Gelmini, approfittando anche della debolezza dell’ora di religione minacciata dalla sentenza del TAR, si è eretta a paladina della difesa della cattolicità della nostra scuola. Non ci è dato di sapere se così facendo si sia guadagnata un posto in Paradiso, ma, di sicuro, nel cuore del Vaticano un posticino per lei c’è.


9 Ottobre Manifestazione Studentesca

Ottobre 8, 2009
Siamo studenti e studentesse che vivono in una scuola peggiorata e indebolita dai tagli dell’anno scorso.
La nostra scuola è ancora più insicura e più precaria. È una scuola che ci dà sempre meno che non ci da opportunità di futuro, ma che ci chiede sempre di più: dobbiamo pagare corsi di recupero e attività integrativi, essere a posto con il saldo dei debiti a fine anno e fare attenzione alla roulette del voto in condotta. Scuola università e ricerca sono oggetto di tagli indiscriminati da parte del governo, e mentre la Gelmini dice che tutto ciò è per la qualità e il merito, noi vediamo solo meno ore di laboratorio, meno diritti, meno insegnanti preparati e scuole che funzionano peggio.
DIRITTO ALLO STUDIO CONTRO LA CRISI
La crisi ha impoverito le nostre famiglie, tolto il lavoro ai nostri genitori, ridimensionato le basi sulle quali costruire i nostri sogni. Non si esce dalla crisi se non si da a tutti l’opportunità di avere un’istruzione di qualità. Non basta premiare le eccellenze, serve la gratuità dell’istruzione per tutti e l’eliminazione dello scandalo dei buoni scuola! Servono misure straordinarie di sostegno al reddito per consentire a tutti di studiare e raggiungere i più alti livelli di istruzione.
BASTA AL FALSO MERITO!
La Gelmini dice di aver creato la scuola del rigore e del merito, ma il nuovo sistema di valutazione produce distorsioni e ingiustizie e spinge molti ad abbandonare precocemente gli studi. Il voto in condotta e il nuovo sistema di accesso all’esame di stato sono solo delle operazioni demagogiche e inutili, che ci riempiono di rabbia se consideriamo quali sono i veri sistemi con cui nel nostro Paese si fa carriera: non il merito ma le raccomandazioni e i favoritismi! Diciamo basta alle storture della riforma della valutazione, della terno al lotto per accedere alle università a numero chiuso, vogliamo una valutazione che valorizzi davvero il merito e ci aiuti a crescere!
PIU’ DEMOCRAZIA, NO ALLA PRIVATIZZAZIONE
Il governo toglie soldi alle scuole e prepara provvedimenti per aprire le scuole al finanziamento degli enti locali e dei privati. Inoltre con il pdl Aprea, in discussione in Parlamento, la maggioranza vuole ridicolizzare la rappresentanza studentesca e trasformare le scuole in aziende. Peccato che anche le aziende non vadano molto bene in questo momento, e senza soldi questo sistema si traduce semplicemente in più disparità e opportunità diverse a seconda della regione in cui si vive, della famiglia da cui si proviene e dalla scuola che si sceglie.
NO AI LICENZIAMENTI, SI ALLA VALUTAZIONE DI DOCENTI E SCUOLE
La Gelmini dice che gli insegnati sono troppi, per questo lascia senza lavoro oltre 25000 precari, per la maggior parte nuovi insegnanti più formati di quelli attuali che rimangono alla porta. Peccato che nelle nostre scuole gli insegnanti più che essere troppi sembrano pochi, visto che non si riescono a realizzare corsi di recupero, attività alternative, o a tenere aperte le scuole al pomeriggio. Servono insegnanti preparati, per rinnovare la didattica che è ferma agli anni 30. La nostra formazione non può dipendere dal caso, da quanto sia bravo il nostro preside o da quanto sono volenterosi i nostri prof!
Per questo crediamo sia necessario un serio sistema di valutazione dei docenti e delle scuole che sia indipendente dal ministero e dai presidi e che sia fatto per aumentare la qualità e far in modo che tutti abbiano le stesse opportunità.
QUALITA’= FINANZIAMENTI
Senza finanziamenti adeguati non c’è nessuna riforma che possibile, ci sono solo tagli mascherati da novità inesistenti. Sappiamo che il nostro futuro dipende dalla qualità della nostra formazione, dalla capacità del nostro paese di innovarsi e rinnovarsi, ma vediamo che il governo continua a vedere la scuola e i settori della conoscenza come capitoli di bilancio da tagliare, consegnando la nostra istruzione all’impoverimento e alla privatizzazione. Vogliamo che l’investimento nei settori della conoscenza sia aumentato (almeno a livello di quello degli altri Paesi europei!) e da subiti un investimento straordinario triennale di 13 miliardi per l’edilizia scolastica.

Unione degli Studenti Brindisi Siamo studenti e studentesse che vivono in una scuola peggiorata e indebolita dai tagli.

La nostra scuola è ancora più insicura e più precaria. È una scuola che ci dà sempre meno che non ci da opportunità di futuro, ma che ci chiede sempre di più: dobbiamo pagare corsi di recupero e attività integrativi, essere a posto con il saldo dei debiti a fine anno e fare attenzione alla roulette del voto in condotta. Scuola università e ricerca sono oggetto di tagli indiscriminati da parte del governo, e mentre la Gelmini dice che tutto ciò è per la qualità e il merito, noi vediamo solo meno ore di laboratorio, meno diritti, meno insegnanti preparati e scuole che funzionano peggio.

DIRITTO ALLO STUDIO CONTRO LA CRISI La crisi ha impoverito le nostre famiglie, tolto il lavoro ai nostri genitori, ridimensionato le basi sulle quali costruire i nostri sogni. Non si esce dalla crisi se non si da a tutti l’opportunità di avere un’istruzione di qualità. Non basta premiare le eccellenze, serve la gratuità dell’istruzione per tutti e l’eliminazione dello scandalo dei buoni scuola!

Servono misure straordinarie di sostegno al reddito per consentire a tutti di studiare e raggiungere i più alti livelli di istruzione.

BASTA AL FALSO MERITO! La Gelmini dice di aver creato la scuola del rigore e del merito, ma il nuovo sistema di valutazione produce distorsioni e ingiustizie e spinge molti ad abbandonare precocemente gli studi. Il voto in condotta e il nuovo sistema di accesso all’esame di stato sono solo delle operazioni demagogiche e inutili, che ci riempiono di rabbia se consideriamo quali sono i veri sistemi con cui nel nostro Paese si fa carriera: non il merito ma le raccomandazioni e i favoritismi! Diciamo basta alle storture della riforma della valutazione, della terno al lotto per accedere alle università a numero chiuso.

vogliamo una valutazione che valorizzi davvero il merito e ci aiuti a crescere!

PIU’ DEMOCRAZIA, NO ALLA PRIVATIZZAZIONE Il governo toglie soldi alle scuole e prepara provvedimenti per aprire le scuole al finanziamento degli enti locali e dei privati. Inoltre con il pdl Aprea, in discussione in Parlamento, la maggioranza vuole ridicolizzare la rappresentanza studentesca e trasformare le scuole in aziende. Peccato che anche le aziende non vadano molto bene in questo momento, e senza soldi questo sistema si traduce semplicemente in più disparità e opportunità diverse a seconda della regione in cui si vive, della famiglia da cui si proviene e dalla scuola che si sceglie.

NO AI LICENZIAMENTI, SI ALLA VALUTAZIONE DI DOCENTI E SCUOLE La Gelmini dice che gli insegnati sono troppi, per questo lascia senza lavoro oltre 25000 precari, per la maggior parte nuovi insegnanti più formati di quelli attuali che rimangono alla porta. Peccato che nelle nostre scuole gli insegnanti più che essere troppi sembrano pochi, visto che non si riescono a realizzare corsi di recupero, attività alternative, o a tenere aperte le scuole al pomeriggio. Servono insegnanti preparati, per rinnovare la didattica che è ferma agli anni 30. La nostra formazione non può dipendere dal caso, da quanto sia bravo il nostro preside o da quanto sono volenterosi i nostri prof!

Per questo crediamo sia necessario un serio sistema di valutazione dei docenti e delle scuole che sia indipendente dal ministero e dai presidi e che sia fatto per aumentare la qualità e far in modo che tutti abbiano le stesse opportunità.

QUALITA’= FINANZIAMENTI Senza finanziamenti adeguati non c’è nessuna riforma che possibile, ci sono solo tagli mascherati da novità inesistenti. Sappiamo che il nostro futuro dipende dalla qualità della nostra formazione, dalla capacità del nostro paese di innovarsi e rinnovarsi, ma vediamo che il governo continua a vedere la scuola e i settori della conoscenza come capitoli di bilancio da tagliare, consegnando la nostra istruzione all’impoverimento e alla privatizzazione.

Vogliamo che l’investimento nei settori della conoscenza sia aumentato (almeno a livello di quello degli altri Paesi europei!) e da subiti un investimento straordinario triennale di 13 miliardi per l’edilizia scolastica.


Debiti formativi e Crediti scolastici: sintesi

Settembre 13, 2009

crediti=debitiNegli ultimi tre anni della scuola secondaria superiore i Consigli di classe devono assegnare a ciascuno studente un punteggio che, al termine del triennio, viene sommato e forma il punteggio di ammissione all’Esame di Stato. Questo punteggio di ammissione, sommato al punteggio conseguito nelle quattro prove d’esame, forma il voto finale all’Esame di Stato.
Il punteggio, denominato credito scolastico, viene assegnato in base:

  1. alla media aritmetica dei voti scrutinati in tutte le materie (tranne Religione);
  2. alla presenza o meno di variabili comportamentali (progressione e consolidamento degli apprendimenti; assiduità della frequenza; partecipazione al dialogo educativo, impegno e interesse) importanti per la loro valenza educativa;
  3. ad eventuali crediti formativi, debitamente certificati e derivanti da:
    - attività culturali (partecipazione a corsi, conferenze, ecc.) coerenti con l’orientamento del corso di studi;
    - attività socio-assistenziali;
    - attività sportive.

La media aritmetica dei voti scrutinati permette di stabilire a quale fascia di rendimento appartiene lo studente; entro ciascuna fascia è previsto per legge un punteggio minimo ed un punteggio massimo: le variabili comportamentali e i crediti formativi permettono di incrementare il punteggio, pur restando entro la fascia di rendimento. Lo studente al quale viene assegnato un debito formativo ha diritto al minimo dei punti previsti per la sua fascia di rendimento. Qualora siano presenti crediti formativi o variabili comportamentali che potrebbero dare diritto ad un incremento di punti, tale incremento può essere riconosciuto allo scrutinio dell’anno successivo. In caso di mancato saldo del debito, il punteggio rimane quello minimo previsto.

La normativa vigente prevede che lo studente giunto al termine dell’anno scolastico con una o più insufficienze che si ritiene possano essere recuperate (il numero e la gravità vengono stabiliti in piena autonomia di giudizio e in modo individualizzato dal Consiglio di classe), possa essere promosso alla classe successiva mediante assegnazione, da parte del Consiglio, di una sufficienza virtuale, che deve essere trasformata entro la fine dell’anno successivo in una sufficienza reale. Allo studente viene quindi assegnato un voto sufficiente (6), impegnandolo tuttavia a saldare il debito contratto con gli insegnanti delle materie insufficienti.

Media dei voti CREDITO SCOLASTICO – punti I anno II anno III anno
M < 5
– 5 = < M < 6 – – min.1 – max. 3
M = 6
min.2 – max. 3
min.2 – max. 3
min.4 – max. 5 6 < M = < 7 min.3 – max. 4 min.3 – max. 4 min.5 – max. 6
7 < M = < 8
min.4 – max. 5
min.4 – max. 5
min.6 – max. 7 8 < M = < 10 min.5 – max. 6 min.5 – max. 6 min.7 – max. 8

Recupero debiti scolastici 2009 – Normativa

Agosto 15, 2009

estatedistudioLe attività di sostegno e di recupero costituiscono parte ordinaria e permanente del piano dell’offerta formativa. Le istituzioni scolastiche sono tenute comunque a organizzare,  subito dopo gli scrutini intermedi,  interventi didattico-educativi  di recupero per gli studenti che in quella sede abbiano presentato insufficienze in una o più discipline, al fine di un tempestivo recupero delle carenze rilevate.

Art. 2

Gli studenti di cui all’articolo 1 sono tenuti alla frequenza degli interventi suddetti. Al termine di tali attività saranno effettuate, da parte dei docenti delle discipline della classe di appartenenza, verifiche intermedie di cui si dà comunicazione alle famiglie. Qualora i genitori o coloro che ne esercitano la relativa potestà non ritengano di avvalersi  dell’iniziativa di recupero organizzata dalle scuole, debbono comunicarlo alla scuola stessa, fermo restando l’obbligo per lo studente di sottoporsi alle verifiche di cui al primo comma.

 Art. 3

Nella organizzazione degli interventi didattici finalizzati al recupero dei debiti formativi può essere adottata una articolazione diversa da quella per classe, che tenga però conto degli obiettivi formativi che devono essere raggiunti dagli alunni.
Le istituzioni scolastiche possono individuare e/o approvare anche modalità diverse ed innovative di attività di recupero attraverso l’utilizzazione dei docenti  della scuola,ai sensi della vigente disciplina contrattuale, e/o collaborazioni con soggetti esterni, volte a soddisfare  gli specifici bisogni formativi di ciascuno studente. 
In tutti i casi i Consigli di classe, su indicazione dei singoli insegnanti delle materie oggetto di recupero, mantengono la responsabilità didattica nell’individuare la natura delle carenze, nell’indicare gli obiettivi dell’azione di recupero e nel verificarne gli esiti ai fini del saldo del debito formativo. Il Dirigente scolastico è tenuto a promuovere, nel rispetto delle prerogative degli Organi Collegiali della scuola, gli adempimenti necessari per assicurare lo svolgimento delle attività programmate.

Art. 4

Il recupero dei debiti formativi può avvenire anche utilizzando modalità laboratoriali.

 Art. 5

Nei confronti degli studenti per i quali, al termine delle lezioni, è stato constatato  il mancato conseguimento della sufficienza in una o più discipline, che non comporti tuttavia un immediato giudizio di non promozione,  il Consiglio di classe procede al rinvio della formulazione del giudizio finale.
La scuola comunica subito alle famiglie, per iscritto, le decisioni assunte dal consiglio di classe, indicando le specifiche carenze rilevate per ciascuno alunno dai docenti delle singole discipline e i voti proposti in sede di scrutinio nella disciplina o nelle discipline nelle quali l’alunno non ha raggiunto la sufficienza. Contestualmente vengono  comunicati gli interventi didattici finalizzati al recupero dei debiti formativi che la scuola è tenuta a portare a termine entro la fine dell’anno scolastico, le modalità e tempi delle relative verifiche.
Analogamente a quanto previsto dal precedente art. 2, se i genitori o coloro che ne esercitano la relativa potestà non ritengano di avvalersi delle iniziative di recupero organizzate dalle scuole, debbono comunicarlo alla scuola stessa, fermo restando l’obbligo per lo studente di sottoporsi alle verifiche di cui al comma precedente..

Art. 6

A conclusione dei suddetti interventi didattici, di norma entro il 31 agosto dell’anno scolastico di riferimento, salvo particolari esigenze organizzative delle istituzioni scolastiche, e comunque non oltre la data di inizio delle lezioni dell’anno scolastico successivo, il Consiglio di classe, in sede di integrazione dello scrutinio finale, procede alla verifica dei risultati conseguiti e alla formulazione del giudizio definitivo che, in caso di esito positivo, comporta l’ammissione dell’alunno alla frequenza della classe successiva.

Art 7

Nei confronti degli studenti valutati positivamente in sede di verifica finale al termine  del terz’ultimo e penultimo anno di corso, il Consiglio di classe procede altresì all’attribuzione del punteggio di credito scolastico.


I G8 per lo Sviluppo

Luglio 8, 2009

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I diritti umani di centinaia di milioni di persone nel mondo, sono minacciati dalla crisi economica e finanziaria e dai cambiamenti climatici. E’ drammaticamente a rischio l’esistenza stessa di queste persone.
 

Il prossimo Summit del G8, che sarà presieduto dall’Italia, è un’occasione storica per ripensare le regole, le priorità e la sostenibilità dello sviluppo. La Coalizione italiana contro la povertà ritiene urgente che vengano modificate le priorità, le strategie e i numeri della politica e dell’economia internazionali.

IL G8. Cosa, come, quando e dove?

Il G8 consiste in un processo che culmina in un Vertice con cadenza annuale, nel corso del quale i Capi di Stato e di Governo dei Paesi membri dialogano per trovare soluzioni alle principali questioni globali riassunte nella “Dichiarazione Finale”. Il Gruppo degli Otto o G8 è composto da Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Russia, Regno Unito e Stati Uniti. Francia, Stati Uniti e Russia sono rappresentati dai Capi di Stato; Regno Unito, Germania, Giappone, Italia e Canada partecipano con i propri Capi di Governo. L’Unione Europea – attraverso la Commissione Europea – partecipa al G8, ma non presiede né ospita il Vertice G8. Gli otto membri si incontrano una volta all’anno a livello di Capi di Stato e Governo. In ambito G8, un ruolo fondamentale è svolto dagli Sherpa (dal nome delle guide che aiutano gli scalatori a raggiungere le vette himalayane) che rappresentano personalmente i rispettivi Capi di Stato e di Governo per tutte le questioni che formano l’agenda del Vertice. Dopo il terremoto che ha colpito l’Abruzzo e l’Italia lo scorso 6 aprile è seguita la decisione di spostare a L’Aquila il Vertice inizialmente previsto nell’arcipelago della Maddalena, sia come segno di attenzione e solidarietà per i luoghi e le popolazioni colpite, sia per dare un ulteriore segnale nel senso della sobrietà e della vicinanza delle istituzioni alle persone.
Il G8 si terrà quindi presso la scuola della Guardia di Finanza, alle porte della città di L’Aquila, nel quartiere di Coppito. Il G8 si svolgerà dall’8 al 10 luglio 2009.

Le nostre richieste:

SERVIZI ESSENZIALI
L’Italia può influire in maniera rilevante e dare impulso ai principali strumenti in atto per garantire i diritti economici e sociali: l’Education For All Fast Track Initiative, il Fondo Globale per la lotta all’AIDS, Tubercolosi e Malaria, il General Framework for Action e altre iniziative globali sull’acqua.

SICUREZZA ALIMENTARE
La FAO ha stimato che le persone che soffrono la fame sono quasi un miliardo. Un bilancio drammatico, acuito dalla speculazione finanziaria responsabile di milioni di nuovi poveri.
Per contrastare questa situazione, è urgente adottare strumenti che assicurino la stabilità finanziaria e climatica, combattano la volatilità dei prezzi e aiutino gli agricoltori del Sud ad adattarsi ai cambiamenti climatici.
Il primo fondamentale passo è investire nell’agricoltura gestita dai piccoli agricoltori del Sud del mondo e proteggere i più vulnerabili dalla fame, passando subito dai 3.9 miliardi di dollari stanziati nel 2006 a 30 miliardi di dollari all’anno.
 FINANZA GLOBALE
Correggere le distorsioni che hanno portato alla attuale crisi finanziaria internazionale e orientare un nuovo assetto che contribuisca a realizzare il diritto universale allo sviluppo: è questa la duplice sfida che deve affrontare la comunità internazionale.
Per vincere questa sfida storica, bisogna arginare la speculazione finanziaria, monitorare i suoi strumenti (hegde funds, private equity, derivati) e porre fine allo scandalo dei paradisi fiscali. Fermare immediatamente la fuga di capitali che colpisce i Paesi del Sud è la condizione essenziale del nuovo assetto finanziario.
E’ fondamentale inoltre rilanciare gli impegni assunti a Monterrey e intervenire in maniera decisa per mettere sotto controllo la speculazione e la volatilità dei capitali. L’Aiuto Pubblico allo Sviluppo va aumentato su scala globale, nel rispetto degli impegni assunti dai Paesi del G8 a Gleaneagles nel 2005, fino al traguardo dello 0,7% del PIL entro il 2015. Un risultato, questo, che fa parte dell’Ottavo Obiettivo del Millennio delle Nazioni Unite. CLIMA
L’emergenza climatica rappresenta il rischio maggiore che la comunità internazionale deve affrontare: il 2009 infatti potrebbe essere l’anno decisivo per il Pianeta.
I Paesi del G8 devono e possono svolgere un ruolo essenziale anche per ciò che attiene lo sviluppo sostenibile: devono, perché sono responsabili di circa il 39% delle emissioni attuali di gas serra e del 62% delle emissioni storiche; possono perché, pur rappresentando solo il 13,5% della popolazione, detengono oltre il 60% della ricchezza mondiale.
Il G8 deve contribuire a creare un accordo equo, ambizioso ed in linea con la scienza che, mantenendo il riscaldamento globale il più lontano possibile dai 2 gradi centigradi, eviti dei cambiamenti climatici disastrosi ed irreversibili. I paesi sviluppati devono impegnarsi a ridurre le emissioni , entro il 2020, di almeno il 40% (per rapporto ai livelli del 1990) e a mettere a disposizione le risorse ingenti necessarie per l’adattamento, la mitigazione ed il trasferimento di tecnologie per i paesi in via di sviluppo. I bisogni totali ammontano ad almeno 110 miliardi all’anno. Per l’adattamento i paesi sviluppati dovranno fornire tra i 50 e gli 86 miliardi di dollari all’anno se si vuole evitare che le popolazioni vulnerabili siano colpite in modo drammatico.
ll G8 deve rilanciare subito il negoziato multilaterale, che dovrà condurre ad un risultato positivo in occasione della Conferenza delle Parti di Copenhagen del dicembre 2009. UNA NUOVA GOVERNANCE GLOBALE
E’ urgente una nuova governance che assicuri la tutela dei beni pubblici globali. C’è troppo potere concentrato nelle mani di pochi che hanno una influenza sproporzionata, anche all’interno delle istituzioni multilaterali. E’ essenziale, quindi, un passaggio ad una democrazia più trasparente nei processi decisionali; una democrazia, basata sullo stato di diritto e sull’etica delle responsabilità, che superi il conflitto fra interesse nazionale e solidarietà internazionale e che miri al bene comune.


Estate 2009 Campeggio Studentesco Nazionale

Giugno 28, 2009

summerimagesIl campeggio di quest’anno si terrà dal 24 luglio al 2 agosto (partenza il 3) presso il camping Marina Di Roma, Via S. Carlo A Palidoro, 360 Fiumicino (RM) il camping è raggiungibile da roma termini con i treni regionali che vanno verso civitavecchia.La quota giornaliera sarà di 10 euro al giorno per partecipante. Il campeggio si trova a 300 m dal mare, è provvisto di ristorante/pizzeria (10 euro a pasto circa) e molto vicino a supermarket ecc. La permanenza avverrà come di consueto in tende all’interno di un’area del campeggio a noi dedicata.

X info e adesioni rivolgersi a Rete Studenti Puglia cell. 320/3175982 o invia una mail a:  udsbarletta@hotmail.it Non dimenticare che occorre porarsi da casa una tenda e il materiale da campo

Dove? Camping Marina Di Roma, Via S. Carlo A Palidoro, 360 Fiumicino (RM) (www.campingmarinadiroma.it il sito non è molto carino) il camping è fantastico e si adatta perfettamente alle nostre esigenze, dato che nei paraggi c’è un supermarket ed è a 300 m dal mare.

Per chi viene singolarmente e non in gruppo il camping è raggiungibile da Roma Termini con i treni regionali che vanno verso Civitavecchia, si scende alla stazione “torre in pietra” e da lì ci sono i bus (o i fessi che vi verranno a prendere in stazione ) per arrivare in campeggio.

Costo? 10 euro a notte per la piazzetta più ciò che serve per il cibo tutti coloro che sono interessati possono venire: ci saranno studenti da 105 città, il campo è autogestito dal movimento studentesco!

Cosa? mattina: colazione e gruppi di studio su argomenti di interesse generale (gestiti da associazioni a cui siamo legati da storiche collaborazioni: libera antimafie , associazione nazionale Partigiani e Cgil).

pomeriggio: gruppi di studio più specifici sulla scuola

sera:  Feste, Concerti e Dance Hall


No alle bocciature facili.

Giugno 22, 2009

logoL’uso della bocciatura non può essere la soluzione ai mali e alle difficoltà della scuola pubblica, lo denunciamo da mesi e siamo ben contenti che anche un esponente del governo dome il ministro della Gioventù se ne renda conto, peccato ce non l’abbia fatto prima…

La Meloni una voce in controtendenza con la faciloneria approssimativa del ministro Gelmini, per la quale l’unica strada per restituire serietà alla scuola è il revival anni ’50 della maestra cattiva e del voto in condotta? La Meloni coglie senz’altro nel segno quando sottolinea che la bocciatura non può essere utilizzata per eliminare gli studenti “più problematici”: la missione della scuola non è di escludere chi non sta al passo o chi ha un approccio diverso allo studio, ma mettere a frutto tutte le intelligenze per portarle ad esprimersi in tutte le loro potenzialità. Il rischio maggiore è che un utilizzo schematico e approssimativo della valutazione si vadano a disperdere le risorse umane migliori, oltre che ha stroncare progetti di vita e di realizzazione personale. Ha ragione la Meloni anche quando dice che il giustificazionismo fa male (aggiungiamo che fa male soprattutto agli studenti), e che la bocciatura è spesso una scelta di comodo che mira ad allontanare il problema invece che a risolverlo: ogni bocciatura è un fallimento per il sistema formativo, per questo vanno maggiormente responsabilizzati i docenti sul suo uso, ma questo non basta. Ma è una sfregio la scelta della Meloni di scaricare la responsabilità sui docenti, chiedendo loro di assumere scelte sagge, mentre nel frattempo gli stessi docenti vengono licenziati e privati delle risorse necessarie per fare bene il loro lavoro, a partire dalla formazione continua, e bombardati da una normativa ministeriale contraddittoria e schizofrenica. Dov’era la Meloni quando il suo governo approvava alla fine del mese scorso la riforma della valutazione, la terza in 6 mesi, che riduce sempre di più la possibilità degli studenti di essere valutati in maniere giusta? Dov’era la Meloni quando la Gelmini introduceva il voto in condotta, che può far variare la media di ogni studente e portarne alla bocciatura sulla base della sola discrezionalità dei docenti (con buona pace del merito)? Non era forse in consiglio dei ministri la Meloni quando il governo varava la riforma della secondaria riproponendo l’istruzione tecnica e professionale come la scuola di serie B, dove vanno tutti gli scarti dei licei? E soprattutto dov’era la Meloni quando Tremonti proponeva un piano di tagli per chiudere la scuola pubblica? Siamo stupiti che ora la Meloni faccia un appello per una scuola che guardi allo studente: per far questo c’è bisogno di risorse e di una riforma vera. Se la Meloni vuole fare questa battaglia ne saremo felici, ma per favore non faccia appelli ai docenti o chicchessia senza prima farsi un bell’esame di coscienza, magari insieme alla sua collega di viale Trastevere.